mercoledì 22 maggio 2013

"La Grande Bellezza" di Paolo Sorrentino:una non-recensione, per ora.

Non so se Paolo Sorrentino abbia mai letto questa poesia, prima di raccontare, da non romano, "La grande bellezza", ma sono quasi sicura che Ivan Goll abbia visto il suo film, quando descrisse questa Roma, deambulante di notte e moribonda all'alba, da non romano.



Ivan Goll- Notti Romane

Mordiamo le pesche di Roma,
frutti biondi e sugosi,
beviamo alle sue mille fontane,
corriamo ai suoi misteri
di colle in colle.

Amici, leviamo i nostri corpi,
nuove colonne doriche, verso la rosea luna
al posto di quante si spezzarono
nei disertati giardini.

La vita continua sovrana
in questa terra cento volte morta,
i sepolcri imperiali
sono letti di muschio
per l'amoroso popolo.

Tra le rovine dei templi
nascono le rose,
nella polvere bruna
Minerva e Maria dolcemente s'abbracciano.

La pietra ha qui sofferto più degli uomini,
ma nella spalla mùtila d'un papa
una lucertolina ha fatto il nido
e i cardi sbigottisce.

Coronati di gelsomino estivo,
ebbri dei rossi autunni,
noi fuggitivi amici vinceremo
la tenebrosa ora
che gela le speranze.

Sotto le unghie di bronzo
degli eroici fantasmi
la luce del mattino esulta,
le campane dai sette colli
risvegliano i vivi.