martedì 14 agosto 2012

Happy Birthday Sibilla Aleramo!

"Una cosa noi odiamo, è vero: ma in noi, non negli altri: la pace. C'è in noi un odio istintivo, celato, misterioso, per la nostra pace, pur tanto dolce e benedetta."



"Alfine mi riconquistavo, alfine accettavo nella mia anima il rude impegno di camminar sola, di lottare sola, di trarre alla luce tutto quanto in me giaceva di forte, d'incontaminato, di bello; alfine arrossivo dei miei inutili rimorsi, della mia lunga sofferenza sterile, dell'abbandono in cui avevo lasciata la mia anima, quasi odiandola. Alfine risentivo il sapore della vita, come a quindici anni."

giovedì 2 agosto 2012

La lista nera delle Dark Lady al cinema/SCHEDA N.3 “Baby Firefly” in “La Casa del Diavolo”






Nome e cognome: Vera Ellen, Baby Firefly, alias Angel, Bunny, Baby Jane

Interprete: Sheri Moon Zombie

Titolo film: “La casa del diavolo”

Titolo originale “The Devil’s Rejects”

Genere: Horror

Sceneggiatura: Rob Zombie

Musiche: Rob Zombie, Terry Reid, Tyler Bates

Regia: Rob Zombie

Anno: 2005

Frase più agghiacciante: “Cosa vuoi fare? Spararmi? In fondo io cosa ti ho fatto? Perché vuoi uccidermi? Sono la vostra unica salvezza, mio fratello è schizzato, l’hai visto?”

Scena indimenticabile: quando il Clown entra in bagno per fare la pipì e la tazza che vediamo nell’inquadratura seguente è quella del caffè. E per qualche frazione di secondo il regista ci fa  credere davvero che quel liquido nero sia la pipì di Captain Spaulding. Ottima intuizione.

Morale del film:” La vendetta, perché sia efficace, è una pietanza che va servita sempre ghiacciata.”


Alta, statuaria, bionda, bellissima e socievole psicotica assassina, Baby Firefly ha proprio poco da spartire col nome del “mio mini pony “ suo omonimo.
E' uno dei personaggi meglio caratterizzati del genere “horror”: estrema, improbabile, ma assolutamente credibile agli occhi dello spettatore che non può fare a meno di rimanere incollato allo schermo per vedere la fine che fa e, per assurdo, sperare che riesca a salvarsi.
La vocetta e i modi infantili di Baby le permettono di flirtare con le sue vittime, inizialmente attratte dal suo modo di fare ingenuo e diretto; ma da lì a poco lei si svelerà in tutto il suo orrore maniacale.



Baby fa parte di una famiglia raccapricciante, dedita all'omicidio, al furto, allo stupro e alla necrofilia. E' figlia di una prostituta tremenda e spietata, Mother Firefly, dalla quale ha ereditato la perversione e il carattere da bambina capricciosa. Il padre è un clown sfatto che gestisce un locale sudicio, con annessa pompa di benzina e museo degli orrori. Baby ha tre fratelli: Otis, artistoide necrofilo che ama filosofeggiare sulla vita in perfetto stile Charles Manson, Tiny, gigante ritardato e sfigurato da un incendio che il loro stesso padre aveva appiccato alla casa, e Rufus, un bestione che verrà ucciso nelle prime scene del film. “La casa del diavolo” è il secondo e ultimo capitolo della storia di questa famiglia, iniziata con il film “La casa dei 1000 corpi”, nel quale cominciamo a conoscere la figura di Baby, il suo senso dello humor nero, la sua agghiacciante perversione di giocare con gli esseri umani come il gatto col topo e la sua predilezione per le dive di Hollywood, su tutte Bette Davis.
“La casa del diavolo” si svolge alla fine degli anni '70, sei mesi dopo l'interruzione del primo film ed inizia con una retata della polizia, durante la quale Baby e Otis riescono a fuggire mentre viene catturata la madre.
Da qui in poi i due fuggitivi lasceranno dietro di loro una lunga scia di sangue e terrore, nulla avendo più da perdere se non la loro stessa sopravvivenza.
A differenza del primo film, dove le vittime possono solo essere tali e gli aguzzini trionfano indisturbati, nel secondo la situazione si ribalta. I cattivi, pur ammazzando ogni cosa che trovano sul loro cammino, sono braccati e devono difendersi. E la figura di Baby è quella più interessante e complessa. E' comunque una ragazza, dopo tutto, una bellissima ragazza dall'aspetto dolce e dai modi di bambina, senza mai risultare stucchevole allo spettatore quanto invece le sono, in entrambi i film, le vittime: simpaticone ed arroganti, piene di sé e corrotte dal banale quotidiano. Questa ragazza, finanche comica e divertente per chi la guarda, adesso è in pericolo. E il poliziotto che la bracca non è meno spietato di lei, senza più distinzione tra vittima e carnefice. E stando così le cose, lo spettatore viene confuso nelle sue convinzioni, non riesce del tutto a riconoscersi nel personaggio del buono, perché il regista l'ha abilmente levato di torno, trasformandolo in una sorta di psicopatico col distintivo. E allora riesce difficile non cedere alla tentazione di parteggiare per la bionda assassina in fuga, che,  fino all'ultimo, anche nella disperazione mantiene alta la sua dignità, combattendo sempre: anche questa è la differenza che la separa da un altro concetto standard, quello  della “vittima” cinematografica, piagnucolante e poco attaccata alla vita, quasi meritevole che le venga tolta. Soprattutto nelle scene finali, la bionda dimostra di avere un alto tasso di sopportazione alla tortura, mantenendo intatta la sua femminilità ed energia: anche qui Baby infrange a testa alta lo stereotipo dell'aguzzino, che lo vuole spavaldo solo con il coltello dalla parte del manico e mai quando ce l'ha conficcato nelle carni.
La figura di Baby, magistralmente caratterizzata da Rob Zombie, che non a caso è un fumettista oltre che musicista e marito dell'attrice che la interpreta, è quella di una ragazza pericolosa e deviata, in grado di suscitare una ridda di sensazioni contrastanti, che vanno dalla fascinazione alla paura, dal comico al surreale e che lo spettatore non riesce a definire negative nel suo complesso. Anzi. Complice di tutto ciò è la colonna sonora scelta dal regista, che più azzeccata non poteva essere: è il country malinconico a tenere la scena, modellando e rendendo epica la lunga cavalcata verso la morte di Baby, fratello schizzato e papà Clown.