giovedì 8 marzo 2012

Uomini che temono le donne

E così c'è un fotografo torinese, Cristiano Berti,  che ha ripercorso nei suoi 18 scatti i paesaggi di fiume, foresta, campo e cemento che hanno incorniciato le morti violente di 19 donne senza nome,  prostitute uccise, dal 1993 al 2001, nei dintorni di una provincia torinese sorella gemella di quella di Twin Peaks. Paesaggi dove mancano il corpo della morta e quello del reato, ma ciò non toglie forza all'inquietudine che trasmettono allo sguardo di chi se li trova davanti, seppur in fotografia:quella forza che è poi lo spazio lasciato  all'immaginazione, qui completamente demandata  a chi guarda, come in una scena hitchcockiana e proprio per questo aperta ad ogni interpretazione soggettivamente orrorifica: "Come è morta?" "Quanto ha sofferto?" e "Chissà quanto sangue...". Il lavoro di Berti ha, non a caso, il titolo azzeccato di "Memorial" ed imprime in modo neo-realista, senza alcun commento artistoide e fronzoli di sorta, un comunque personale marchio di mostruosità a quei luoghi, togliendo loro la "neutralità" del bello naturale o del brutto costruito. Con uno scatto, immortala e ferma  nel tempo luoghi banali che continuano ad esistere, cui lega indissolubilmente il passaggio fugace di vite interrotte  sulla strada e non al capolinea. Ma al di là dell'atto definitivo dell'assassinio di queste donne, il vero abbrutimento, per dirla con Gianluca Nicoletti, è quello che appartiene a "uomini assai spesso impeccabili e socialmente integerrimi...che temono le donne, al punto tale da prenderle in affitto... per lo stretto indispensabile che a loro serve per sentirsi maschi." Perché tanto è convinzione dell'uomo pubblicamente integerrimo -e puttaniere occulto- che tutti vadano a puttane e perciò è uso e costume socialmente accettabile per lui.
Questo il lavoro del fotografo Cristiano Berti e qui la mostra, fino al 18 marzo.

Una dei luoghi fotografati del progetto "Memorial", copyright Cristiano Berti

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