giovedì 27 ottobre 2011

"Il Mummificatore" di Nicola Brunialti

Ho letto l'anteprima dell'ultimo libro di Nicola Brunialti, “Il Mummificatore”, che esce oggi in libreria, edito da Newton Compton.

Anche se questo è il suo primo libro non indirizzato direttamente ad un pubblico di ragazzini, la prima cosa che ho notato leggendolo è che si vede bene che Nicola ha sempre raccontato storie ai più piccoli. Fin dalle prime righe la scrittura è chiara, ci fa capire subito dove siamo. Qui non capiterà mai di dover tornare indietro di una pagina per capire meglio cosa succede nella successiva: non si rischia di cadere nell'effetto “Martini”che tanti scrittori causano nel lettore, per eccesso di bizantinismi. Nicola ha quella dote, sempre più rara, che fa la differenza tra chi semplicemente compie l'atto di scrivere e chi è scrittore: è la sintesi, che è poi efficacia di comunicazione.

Lo deve al suo passato di pubblicitario? O al fatto che è pronipote di un certo Alessandro Manzoni?

Dire con poche parole quello che molti dicono con troppe, facendo perdere il lettore in periodi lunghissimi, è un dono che non si può imparare e che nessuna scuola di scrittura creativa potrà mai insegnare.

Una parola dopo l'altra, il lettore entra ed esce con naturalezza nei mondi diversi dei personaggi, raccontati nella loro routine quotidiana. Certo, stiamo parlando della routine di una famigliola di fantasmi, grazie alla quale scopriamo che nemmeno da morti si scampa alle insoddisfazioni lavorative; di quella, tutta subbuglio, di una ragazzina che non sta alle regole imposte dal conformismo consumistico delle sue coetanee, dalle quali si differenzia senza il timore di mostrare la sua “emarginazione”. E poi c'è la routine di un serial killer, che in presa diretta ci accompagna in casa delle sue vittime, scelte tra le vecchiette sole, con piglio codardo ma anche snobistico. Perché anche lui, come la giovane protagonista Sophie, ha qualcosa da ridire su questa generazione che ha come marchio di fabbrica le chiappe che fanno capolino dai jeans.

Inoltrandomi nella lettura dei primi capitoli, capisco anche che Nicola vive molto in mezzo ai suoi piccoli lettori ed anche agli adolescenti. Ci descrive la realtà di una ragazzina che preferisce il silenzio di una pietra tombale al chiasso delle sue coetanee, soprattutto a quello compulsivo che si consuma fuori dalle vetrine dei negozi più trendy. Alcune frasi qua e là ci dicono come la pensa in merito lo scrittore. Tanto è vero che l'edonismo di indossare una felpa dalla marca riconoscibile, è il rimedio “fai da te” per compensare la bassa percezione che ha di sé l'adolescente, e di attribuirsi un valore acquisito. Ma l'autore, tra le righe, suggerisce al giovin lettore che egli vale una cifra ben più alta di quella scritta sul cartellino del prezzo dell'ambita felpa, che peraltro tutti indossano.

La scena di Sophie, che appone la sua firma con un pennarello su tutti i capi firmati, lasciati dalle compagne nello spogliatoio della palestra, vale da sola l'acquisto del libro. Ha ragione la ragazzina a credere che quella, sia l'unica firma alla quale lei possa realmente attribuire un valore.

Perché se per molti si cammina meglio con un paio di scarpe di cui tutti conoscono il prezzo, alcuni preferiscono fare molta strada nella vita, con le loro gambe, prima di tutto. E Sophie è proprio sulla strada giusta. Come quella intrapresa da Nicola Brunialti, che ha ben presente cosa voglia dire assumersi la responsabilità di essere uno scrittore. Perché il lettore non è qualcuno da intrattenere semplicemente, e lo scrittore è colui che deve porsi come obiettivo quello di azionare certe leve del pensiero, quasi sempre sopite dalla banalità degli usi comuni.